mercoledì 23 maggio 2012
martedì 22 maggio 2012
DIAMO I NUMERI...
Il Bilancio è uno degli atti fondamentali della vita delle
amministrazioni comunali. Ma è anche uno dei più complessi. Per
facilitarne la comprensione ai cittadini e ottemperare a criteri di
chiarezza e trasparenza, tenteremo, nel nostro sito, di spiegare con
termini semplici cosa è il bilancio comunale, come viene definito, a
quali vincoli deve sottostare, quali sono i suoi significati economici e
sociali.
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IL BILANCIO
Non
è mai facile parlare di bilancio, di soldi, investimenti e richieste
economiche, in un momento come quello che stiamo vivendo.
Risulta
a tratti perfino sgradevole e inopportuno quando le notizie che quotidianamente
apprendiamo dai giornali o dalla radio ci descrivono un’Italia minuscola e
gretta, ignorante e furba, nel senso peggiore del termine.
Un’Italia
fatta di ladri con la voce grossa e di finti laureati con il cervello fino,
come si dice.
Un’Italia
fatta di uomini che si tolgono la vita per la perdita del loro lavoro e fatta
da donne che questi uomini li piangono.
Ed
è difficile parlare di soldi anche quando i lavoratori e le lavoratrici, padri
e madri di figli bamboccioni e sfigati (per citare il viceministro Martone) , sono
quotidianamente in balia di quelle cosiddette riforme, che sempre più subiscono
il lavoro e chi lo fa.
Il
Presidente Monti dice che stiamo vivendo una svolta storica.
Una
svolta, però, che riporta il nostro Paese indietro di 50 anni, cancellando i
principi cardine della nostra Carta Costituzionale e ignorando ogni principio
di buon senso civico e morale, dove le manovre ci sono, ma tutte a marcia
indietro.
E
prima di lui Silvio Berlusconi e Umberto Bossi che prima tolgono l’ICI e poi
introducono con la riforma del federalismo fiscale di Calderoli e Tremonti
l’IMU.
Gli
stessi che hanno a lungo negato la crisi economica, come se non ci dovesse
riguardare, ma si manifesta ora in tutti i suoi effetti dirompenti,
disgreganti, duraturi nel tempo, tanto sulla vita delle singole persone come su
quella delle istituzioni.
Non
possiamo pensare che anche nella nostra città le cose siano andate
diversamente.
Siamo
arrivati a tutti quei nodi collezionati in oltre 10 anni di chiacchiere
demagogiche e populiste mescolate a feroci politiche che hanno colpito al cuore
la nostra città.
Anni
di berlusconismo che hanno devastato la fisionomia urbana ed economica della
città.
Abbiamo
subito per anni scelte che non facevano minimamente riferimento al medio o al
lungo periodo, quello che noi oggi stiamo pagando. Per anni l’Amministrazione
non ha saputo, o non ha voluto, vedere cosa c’era fuori dal Palazzo Comunale, e
dunque eccoci oggi con un deficit economico di milioni di Euro, causato da
sprechi, non sempre trasparenti, di soldi pubblici.
Le
Giunte e le maggioranze di Nicola Mucci prima e Massimo Bossi poi, sono la
negativa conseguenza di una politica impegnata a costruire grandi ed
insostenibili opere pagate centinaia di migliaia di Euro.
La
cattiva gestione del bilancio ha fatto in modo che non venisse rispettato il
patto di stabilità, che aveva come obiettivo per l’anno 2011, un saldo positivo
di almeno 2.610.000 Euro. Uno sforamento che già nel giugno 2011 era ormai
palese. A rendere impossibile il raggiungimento dell’obiettivo le spese in
conto capitale: rispetto a una previsione di entrata di 7.765.000 Euro, erano
stati incassati soli 1.824.000 Euro, mentre già a giugno la spesa era di
11.082.000 Euro, rispetto ad una previsione per l’intero anno di 7.000.000
Euro. La differenza fra l’entrata e la spesa realmente realizzata era quindi un
disavanzo di oltre 9.000.000 di Euro. A incidere fortemente le spese per la
scuola Falcone, il cui costo, progressivamente
moltiplicato è stato sostenuto (per accordi precedenti tra Giunta PDL
Gallaratese e Provincia) dal Comune, benché sia una scuola superiore di
competenza Provinciale.
Il
conseguente sforamento del patto comporta la riduzione del contributo statale
di 1.595.000 Euro (oltre 30 Euro pro capite per cittadino gallaratese), il
divieto di assumere personale e di retribuire fondi incentivanti oltre al
divieto di indebitamento per investimenti.
Numeri
che parlano di tagli di trasferimenti dallo stato per volere di Tremonti e
Monti, e di trasferimenti dalla Regione di Formigoni per quasi 2.000.000 Euro,
in prevalenza destinati al sociale.
In
questa situazione non si poteva che concepire un bilancio con un taglio agli
sprechi e alle spese, ovviamente facendo attenzione a quelle più inutili e
individuando un piano di valorizzazione ed alienazione degli immobili comunali.
Ma
siccome non è bastato questo, necessariamente abbiamo dovuto fare i conti anche
con le tasse. E così per raggiungere il pareggio di bilancio abbiamo ragionato
su IMU e IRPEF.
Sull’addizionale
comunale IRPEF si è deciso di differenziare l’aliquota in relazione al reddito
percepito da ogni contribuente.
In
un quadro di bilancio difficile frutto della crisi, dei tagli agli Enti locali,
dei tagli aggiuntivi della regione Lombardia e della situazione lasciata dai 10
anni di Mucci nel bilancio comunale come in AMSC e nelle Fondazioni, l’
amministrazione di Gallarate ha deciso di differenziare le aliquote in base al
reddito posseduto, decidendo di chiedere un sacrificio maggiore a chi più ha.
L’IMU,
una tassa iniqua voluta da Bossi e dalla Lega, viene pagata al Comune ma una
grande parte andrà nelle casse governative però ad oggi è ancora confusa, definita
con incerti e instabili ragionamenti e confini.
L’emendamento
presentato dimostra ciò che intendo: il Dipartimento delle Finanze del
Ministero dell’Economia converte in legge a maggio, un decreto legislativo di
aprile, per regolare pagamenti di giugno.
La
previsione Ministeriale relativa all’applicazione delle aliquote base è pari a
circa 14.800.000 Euro, con un delta positivo di 4.180.000 rispetto alla nostra
previsione di 10.600.000. La previsione IMU passa dunque da 18.200.000 Euro a
22.380.000 Euro. Parallelamente ed in egual misura scende il trasferimento
statale.
L’
amministrazione di Gallarate ha per ora previsto l’ applicazione delle aliquote
più elevate riservandosi però di ridurle a settembre se l’effettivo gettito
dovesse rivelarsi migliore di quanto inizialmente stimato.
Siccome
le decisioni in materia economica si riflettono naturalmente sulla vita
quotidiana di ogni singolo cittadino a fronte di questo aumento di tasse si
deve però tenere necessariamente in considerazione che si intende perseguire
altresì la volontà di non svendere il territorio, senza cercare entrate negli
oneri di urbanizzazione e salvaguardando le aree verdi; restando inoltre sensibili
a non tagliare importanti servizi, politiche sociali e di solidarietà.
In
un clima politico ed economico come quello attuale, parlare di tasse non è mai
piacevole, soprattutto se queste ricadono incondizionatamente anche sui ceti
bassi e su chi non è direttamente coinvolto nelle scelte.
è
scorretto che a pagare le conseguenze di una cattiva gestione causata da una
incapacità e da un pressapochismo, siano i lavoratori, i dipendenti comunali e
più in generale tutti i cittadini gallaratesi.
Bisogna
però essere anche in grado di saper gestire le dinamiche che ci circondano e
rendersi conto che non è sufficiente indicare chi sbaglia ma cercare di trovare
una soluzione.
Quale
essa sia, anche se dolorosa.
Cambiare
significa anche questo, assumersi le responsabilità di praticare il
cambiamento.
Le
ricette economiche che stiamo votando non so se siano quelle più gustose, ma
sicuramente indispensabili per ridare forza e vitalità ad una situazione
pecuniaria davvero preoccupante.
In
questo anno è stato fatto un lavoro prezioso: rendere i conti pubblici
trasparenti e comprensibili, sia quelli
delle casse comunali che delle aziende partecipate.
Dai
banchi dell’opposizione hanno più volte accusato l’amministrazione di
immobilismo.
Ma
anche stasera diamo prova di come l’impegno e lo sforzo per realizzare una
Gallarate migliore sia sempre molto alto.
Approvare
questo bilancio significa sin da ora dare alla città un segnale forte e
credibile, un segnale di trasparenza nell’attesa della votazione del prossimo
bilancio, frutto di una condivisione con i cittadini gallaratesi a fronte di
una partecipazione costruttiva, perchè Il bilancio influisce totalmente su ogni
singolo cittadino: dalla manutenzione delle strade, alle scuole, ai servizi
sociali, alle politiche ambientali, ecc...
MACAO: ESSERNE COMPLICE
«Sono stato lunedì 5 maggio a Macao, poi ci sono tornato giovedì 8.
Tutti i dubbi, leciti, sono stati fugati immediatamente dall’energia
che si respira, dalle intenzioni sane dall’autonomia di pensiero.
C’è chi non ci crede, chi ancora non si fida ma le pose esistenziali
esisteranno sempre anche da parte di chi c’è.
Io stesso potrei essere
con i ragazzi solo per posa, anche se non mi sono mai messo in posa
neanche al mio matrimonio. C’è l’intelligenza in gioco, la volontà di
migliorare , la volontà di essere adulti anche se giovani.
Non si
parla di democrazia o di liberismo, ma di libertà.
L’inerzia di un
paese che non sa difendere il proprio futuro, è giusto che venga presa
per mano e trasformata in tempo di costruzione, ricostruzione.
Dovunque l’inerzia è manifesta, è li che bisogna essere, scuotendo,
creando, rendendo bello, bonificare la vita.
Milano è da tempo vittima
di se stessa ed è lo specchio del degrado che ormai imperversa in tutto
il paese.
Se un tempo la TV e l’informazione tutta dicevano quello
che accadeva nel paese, oggi, da tempo, accade quello che dicono loro
con la conseguenza che i modelli esistenziali di riferimento sono
totalmente cambiati.
L’ignoranza è un vanto.
La cocaina è uno
status.
Il sesso è una merce di scambio.
Il crimine è politicamente
corretto.
Martedì 15 maggio Macao è stato sgomberato dalla torre
Galfa.
Giusto forse legalmente, sbagliato eticamente.
Legalità ed
etica non sono mai andate d’accordo.
Sono convinto che questa città
meriti la mobilitazione che si è creata, perché esiste una città viva, a dispetto del sonno burocratico e verticale di chi l’ha governata e
di chi ci sta provando nonostante gli si siano aperti gli occhi e siano
sostenuti dalla stessa energia di un anno fa.
La strada è difficile,
ma qualcuno la deve fare.
Sono e sarò sempre complice di chi segue
l’istinto di libertà. Voler vivere meglio è un atto di legittima
difesa.
Lottare per questo, è un atto di coraggio”.
Vostro complice
Vincenzo Costantino Cinaski».
venerdì 20 aprile 2012
giovedì 12 aprile 2012
NICHI C'E'
Vendola:
Sardelli:
In caso di pioggia la manifestazione e l'aperitivo con Nichi si terranno nell'ex Villa Truffini in corso Bernachi a 20 metri da piazza Mazzini.
Ci vediamo la!
giovedì 5 aprile 2012
L' AMACA
Più che alla disonestà vera e propria, gli scandali della Lega fanno
pensare alla disperata precarietà strutturale di un partito inventato
da un fanfarone di paese, finto medico, cantante fallito, che per oltre
vent'anni è riuscito ad abbindolare un popolo evidentemente
abbindolabile. Tutto, nella storia leghista, è improvvisato e
cialtrone, a partire da quel logo fantasma, "Padania", che non ha
alcuna attinenza con storia e geografia e pare sortito da un partita
notturna a Risiko annaffiata da troppo alcol. Proseguendo con il
ridicolo crak del credito padano, l'inverosimile carriera politica del
povero Trota, il cerchio magico con le fattucchiere e le badanti,
l'università dell'Insubria, gli amiconi illetterati messi alla Rai per
puro sfregio, i finti ministeri a Monza, gli elmi cornuti, gli affaroni
in Tanzania...
È quasi prodigioso che con ingredienti così
poveri la grande simulazione di Bossi abbia potuto reggere così a
lungo. È come se un "Amici miei" di basso rango fosse arrivato a
governare un Paese. Poi i giudici, non per colpa loro, arrivano sempre
dopo.
Dopo che milioni di italiani l'hanno bevuta, ci hanno creduto, si sono tappati occhi e orecchie per non sentire e non vedere.
Michele Serra, La Repubblica. 4 aprile 2012
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