martedì 22 maggio 2012

DIAMO I NUMERI...

Il Bilancio è uno degli atti fondamentali della vita delle amministrazioni comunali. Ma è anche uno dei più complessi. Per facilitarne la comprensione ai cittadini e ottemperare a criteri di chiarezza e trasparenza, tenteremo, nel nostro sito, di spiegare con termini semplici cosa è il bilancio comunale, come viene definito, a quali vincoli deve sottostare, quali sono i suoi significati economici e sociali.

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http://www.selgallarate.it/?cat=226 

IL BILANCIO


Non è mai facile parlare di bilancio, di soldi, investimenti e richieste economiche, in un momento come quello che stiamo vivendo.

Risulta a tratti perfino sgradevole e inopportuno quando le notizie che quotidianamente apprendiamo dai giornali o dalla radio ci descrivono un’Italia minuscola e gretta, ignorante e furba, nel senso peggiore del termine.

Un’Italia fatta di ladri con la voce grossa e di finti laureati con il cervello fino, come si dice.

Un’Italia fatta di uomini che si tolgono la vita per la perdita del loro lavoro e fatta da donne che questi uomini li piangono.

Ed è difficile parlare di soldi anche quando i lavoratori e le lavoratrici, padri e madri di figli bamboccioni e sfigati (per citare il viceministro Martone) , sono quotidianamente in balia di quelle cosiddette riforme, che sempre più subiscono il lavoro e chi lo fa.

Il Presidente Monti dice che stiamo vivendo una svolta storica.
Una svolta, però, che riporta il nostro Paese indietro di 50 anni, cancellando i principi cardine della nostra Carta Costituzionale e ignorando ogni principio di buon senso civico e morale, dove le manovre ci sono, ma tutte a marcia indietro.

E prima di lui Silvio Berlusconi e Umberto Bossi che prima tolgono l’ICI e poi introducono con la riforma del federalismo fiscale di Calderoli e Tremonti l’IMU.
Gli stessi che hanno a lungo negato la crisi economica, come se non ci dovesse riguardare, ma si manifesta ora in tutti i suoi effetti dirompenti, disgreganti, duraturi nel tempo, tanto sulla vita delle singole persone come su quella delle istituzioni.

Non possiamo pensare che anche nella nostra città le cose siano andate diversamente.

Siamo arrivati a tutti quei nodi collezionati in oltre 10 anni di chiacchiere demagogiche e populiste mescolate a feroci politiche che hanno colpito al cuore la nostra città.

Anni di berlusconismo che hanno devastato la fisionomia urbana ed economica della città.

Abbiamo subito per anni scelte che non facevano minimamente riferimento al medio o al lungo periodo, quello che noi oggi stiamo pagando. Per anni l’Amministrazione non ha saputo, o non ha voluto, vedere cosa c’era fuori dal Palazzo Comunale, e dunque eccoci oggi con un deficit economico di milioni di Euro, causato da sprechi, non sempre trasparenti, di soldi pubblici.

Le Giunte e le maggioranze di Nicola Mucci prima e Massimo Bossi poi, sono la negativa conseguenza di una politica impegnata a costruire grandi ed insostenibili opere pagate centinaia di migliaia di Euro.

La cattiva gestione del bilancio ha fatto in modo che non venisse rispettato il patto di stabilità, che aveva come obiettivo per l’anno 2011, un saldo positivo di almeno 2.610.000 Euro. Uno sforamento che già nel giugno 2011 era ormai palese. A rendere impossibile il raggiungimento dell’obiettivo le spese in conto capitale: rispetto a una previsione di entrata di 7.765.000 Euro, erano stati incassati soli 1.824.000 Euro, mentre già a giugno la spesa era di 11.082.000 Euro, rispetto ad una previsione per l’intero anno di 7.000.000 Euro. La differenza fra l’entrata e la spesa realmente realizzata era quindi un disavanzo di oltre 9.000.000 di Euro. A incidere fortemente le spese per la scuola Falcone, il cui costo, progressivamente  moltiplicato è stato sostenuto (per accordi precedenti tra Giunta PDL Gallaratese e Provincia) dal Comune, benché sia una scuola superiore di competenza Provinciale.
Il conseguente sforamento del patto comporta la riduzione del contributo statale di 1.595.000 Euro (oltre 30 Euro pro capite per cittadino gallaratese), il divieto di assumere personale e di retribuire fondi incentivanti oltre al divieto di indebitamento per investimenti.

Numeri che parlano di tagli di trasferimenti dallo stato per volere di Tremonti e Monti, e di trasferimenti dalla Regione di Formigoni per quasi 2.000.000 Euro, in prevalenza destinati al sociale.

In questa situazione non si poteva che concepire un bilancio con un taglio agli sprechi e alle spese, ovviamente facendo attenzione a quelle più inutili e individuando un piano di valorizzazione ed alienazione degli immobili comunali.

Ma siccome non è bastato questo, necessariamente abbiamo dovuto fare i conti anche con le tasse. E così per raggiungere il pareggio di bilancio abbiamo ragionato su IMU e IRPEF.

Sull’addizionale comunale IRPEF si è deciso di differenziare l’aliquota in relazione al reddito percepito da ogni contribuente.
In un quadro di bilancio difficile frutto della crisi, dei tagli agli Enti locali, dei tagli aggiuntivi della regione Lombardia e della situazione lasciata dai 10 anni di Mucci nel bilancio comunale come in AMSC e nelle Fondazioni, l’ amministrazione di Gallarate ha deciso di differenziare le aliquote in base al reddito posseduto, decidendo di chiedere un sacrificio maggiore a chi più ha.

L’IMU, una tassa iniqua voluta da Bossi e dalla Lega, viene pagata al Comune ma una grande parte andrà nelle casse governative però ad oggi è ancora confusa, definita con incerti e instabili ragionamenti e confini.

L’emendamento presentato dimostra ciò che intendo: il Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia converte in legge a maggio, un decreto legislativo di aprile, per regolare pagamenti di giugno.
La previsione Ministeriale relativa all’applicazione delle aliquote base è pari a circa 14.800.000 Euro, con un delta positivo di 4.180.000 rispetto alla nostra previsione di 10.600.000. La previsione IMU passa dunque da 18.200.000 Euro a 22.380.000 Euro. Parallelamente ed in egual misura scende il trasferimento statale.
L’ amministrazione di Gallarate ha per ora previsto l’ applicazione delle aliquote più elevate riservandosi però di ridurle a settembre se l’effettivo gettito dovesse rivelarsi migliore di quanto inizialmente stimato.

Siccome le decisioni in materia economica si riflettono naturalmente sulla vita quotidiana di ogni singolo cittadino a fronte di questo aumento di tasse si deve però tenere necessariamente in considerazione che si intende perseguire altresì la volontà di non svendere il territorio, senza cercare entrate negli oneri di urbanizzazione e salvaguardando le aree verdi; restando inoltre sensibili a non tagliare importanti servizi, politiche sociali e di solidarietà.
 
In un clima politico ed economico come quello attuale, parlare di tasse non è mai piacevole, soprattutto se queste ricadono incondizionatamente anche sui ceti bassi e su chi non è direttamente coinvolto nelle scelte.
è scorretto che a pagare le conseguenze di una cattiva gestione causata da una incapacità e da un pressapochismo, siano i lavoratori, i dipendenti comunali e più in generale tutti i cittadini gallaratesi.

Bisogna però essere anche in grado di saper gestire le dinamiche che ci circondano e rendersi conto che non è sufficiente indicare chi sbaglia ma cercare di trovare una soluzione.
Quale essa sia, anche se dolorosa.
Cambiare significa anche questo, assumersi le responsabilità di praticare il cambiamento.
Le ricette economiche che stiamo votando non so se siano quelle più gustose, ma sicuramente indispensabili per ridare forza e vitalità ad una situazione pecuniaria davvero preoccupante.
In questo anno è stato fatto un lavoro prezioso: rendere i conti pubblici trasparenti e comprensibili,  sia quelli delle casse comunali che delle aziende partecipate.
Dai banchi dell’opposizione hanno più volte accusato l’amministrazione di immobilismo.
Ma anche stasera diamo prova di come l’impegno e lo sforzo per realizzare una Gallarate migliore sia sempre molto alto.

Approvare questo bilancio significa sin da ora dare alla città un segnale forte e credibile, un segnale di trasparenza nell’attesa della votazione del prossimo bilancio, frutto di una condivisione con i cittadini gallaratesi a fronte di una partecipazione costruttiva, perchè Il bilancio influisce totalmente su ogni singolo cittadino: dalla manutenzione delle strade, alle scuole, ai servizi sociali, alle politiche ambientali, ecc...



MACAO: ESSERNE COMPLICE

«Sono stato lunedì 5 maggio a Macao, poi ci sono tornato giovedì 8.
Tutti i dubbi, leciti, sono stati fugati immediatamente dall’energia che si respira, dalle intenzioni sane dall’autonomia di pensiero.
C’è chi non ci crede, chi ancora non si fida ma le pose esistenziali esisteranno sempre anche da parte di chi c’è.
Io stesso potrei essere con i ragazzi solo per posa, anche se non mi sono mai messo in posa neanche al mio matrimonio. C’è l’intelligenza in gioco, la volontà di migliorare , la volontà di essere adulti anche se giovani.
Non si parla di democrazia o di liberismo, ma di libertà. 
L’inerzia di un paese che non sa difendere il proprio futuro, è giusto che venga presa per mano e trasformata in tempo di costruzione, ricostruzione.
Dovunque l’inerzia è manifesta, è li che bisogna essere, scuotendo, creando, rendendo bello, bonificare la vita.
Milano è da tempo vittima di se stessa ed è lo specchio del degrado che ormai imperversa in tutto il paese.
Se un tempo la TV e l’informazione tutta dicevano quello che accadeva nel paese, oggi, da tempo, accade quello che dicono loro con la conseguenza che i modelli esistenziali di riferimento sono totalmente cambiati. 

L’ignoranza è un vanto.
La cocaina è uno status.
Il sesso è una merce di scambio. 
Il crimine è politicamente corretto.
Martedì 15 maggio Macao è stato sgomberato dalla torre Galfa.
Giusto forse legalmente, sbagliato eticamente.
Legalità ed etica non sono mai andate d’accordo.
Sono convinto che questa città meriti la mobilitazione che si è creata, perché esiste una città viva, a dispetto del sonno burocratico e verticale di chi l’ha governata e di chi ci sta provando nonostante gli si siano aperti gli occhi e siano sostenuti dalla stessa energia di un anno fa.
La strada è difficile, ma qualcuno la deve fare.
Sono e sarò sempre complice di chi segue l’istinto di libertà. Voler vivere meglio è un atto di legittima difesa.
Lottare per questo, è un atto di coraggio”.
Vostro complice Vincenzo Costantino Cinaski».

giovedì 12 aprile 2012

NICHI C'E'


 Vendola: 

 Sardelli:
 
C'è un' Italia migliore e Nichi ce la racconterà sabato 14 aprile alle ore 11.30 in piazza Mazzini a Tradate a sostenere la candidata Sindaco Laura Cavalotti.
In caso di pioggia la manifestazione e l'aperitivo con Nichi  si terranno nell'ex Villa Truffini in corso Bernachi a 20 metri da piazza Mazzini.

Ci vediamo la!

giovedì 5 aprile 2012

L' AMACA

Più che alla disonestà vera e propria, gli scandali della Lega fanno pensare alla disperata precarietà strutturale di un partito inventato da un fanfarone di paese, finto medico, cantante fallito, che per oltre vent'anni è riuscito ad abbindolare un popolo evidentemente abbindolabile. Tutto, nella storia leghista, è improvvisato e cialtrone, a partire da quel logo fantasma, "Padania", che non ha alcuna attinenza con storia e geografia e pare sortito da un partita notturna a Risiko annaffiata da troppo alcol. Proseguendo con il ridicolo crak del credito padano, l'inverosimile carriera politica del povero Trota, il cerchio magico con le fattucchiere e le badanti, l'università dell'Insubria, gli amiconi illetterati messi alla Rai per puro sfregio, i finti ministeri a Monza, gli elmi cornuti, gli affaroni in Tanzania...

È quasi prodigioso che con ingredienti così poveri la grande simulazione di Bossi abbia potuto reggere così a lungo. È come se un "Amici miei" di basso rango fosse arrivato a governare un Paese. Poi i giudici, non per colpa loro, arrivano sempre dopo.

Dopo che milioni di italiani l'hanno bevuta, ci hanno creduto, si sono tappati occhi e orecchie per non sentire e non vedere.

Michele Serra, La Repubblica. 4 aprile 2012