lunedì 18 giugno 2012

PIANIFICAZIONE TERRITORIALE E DIFESA DEI SUOLI


Mercoledi 20 siamo in via Agnelli, tutti insieme, per capire, confrontarci e ragionare in che città ci piacerebbe vivere e che città ci piacerebbe lasciare ai nostri figli e ai nostri nipoti.

E' con una sana partecipazione che intendiamo una buona politica!

Ci vediamo la!

giovedì 14 giugno 2012

W L' ITALIA

Chi sa usare bene i piedi, non è detto che faccia altrettanto con la testa!

Mentre in Italia sulla questione dei diritti gay vengono interrogati opinion maker come Carlo Giovanardi, Romano La Russa e Antonio Cassano, nel mondo molti tabù stanno cadendo. Lo dimostra l'antologia di spot (commerciali o meno) presentata nella nuova puntata della videorubrica
di Francesco Cocco 

http://video.repubblica.it/rubriche/allegro-purtroppo/gay-e-divertente-i-migliori-spot-per-battere-l-omofobia/98347/96729

E POI SUCCEDE CHE...

Dopo quello che ho detto in Consiglio Comunale sul Bilancio Consuntivo 2011 di Camelot, l'ex presidente della 3sg nonchè ex vicesindaco, si sente di ribattere pubblicamente sulla stampa locale dopo aver spulciato i verbali della seduta.
E rilascia queste dichiarazioni : 
" Intanto mi permetto di rispondere a Mazza rispetto la mia presunta incompetenza a presiedere la Camelot: oltre alla laurea in Economia e commercio alla Bocconi, ho alle spalle dieci anni da amministratore e quattro di assidua frequentazione della struttura socio sanitaria in cui avevo ricoverate persone a me care. Il punto, piuttosto, è a che titolo lui si permetta di giudicare".

Ecco, perfetto, l' ex vicesindaco nonchè ex presidente della 3sg è riuscito ad esplicitare chiaramente quello che io intendo per incompetenza.
Non basta essere laureati o frequentare assiduamente una struttura per saperla governare!!
Secondo questa tesi allora io potrei candidarmi, e poi ovviamente vincere, per essere il nuovo presidente di Trenitalia, considerando che sono un pendolare da oltre dieci anni e sui treni e nelle stazioni ci sto un'infinità di tempo.

In più, sempre l'ex presidente della 3sg nonchè ex vicesindaco, sostiene che "andrà a fondo della questione" perchè "c'è il legittimo sospetto che non sia del tutto casuale la macanza delle frasi oggetto del contendere" nella trascrizione (registrata!!) del Consiglio Comunale.
Insomma vorrebbe cercare e trovare quello che non c'è.
Però che ci provi l'ex presidente della 3sg nonchè ex vicesindaco.
In quanto ex presidente della 3sg nonchè ex vicesindaco di tempo dovrebbe averne.

E in tutto questo succede che spunta anche un incompresibilmente inferocito capogruppo di Orgoglio Gallaratese.
Ancora ad oggi non capisco la sua posizione.
Vorrebbe querelarmi per cosa? perchè? a che titolo?
So però che in questa discussione si è guadagnato una bella foto sul giornale locale e il suo nome scritto in grassetto in un paio di articoli.










BILANCIO CONSUNTIVO 3SG


Dall’analisi del Bilancio Consuntivo Economico per l’esercizio 2011 dell’ azienda 3SG si percepisce immediatamente una sana revisione della spesa che ha portato subito al recupero di rilevanti somme.

Con una modalità di gestione decisamente diversa rispetto a qualche tempo fa, non più basata esclusivamente su spese ed investimenti discutibili (strumentazione medica mai utilizzata costata oltre 200.000 euro, uno spazzaneve che non ha mai conosciuto il piacere di percorrere 10 metri di strada, statuine del presepe acquistate per la modesta cifra di 70.000 euro) si è ottenuto sulla base di una programmazione sensata ed un’attenta analisi di spesa di gestione un attivo di 4.140,00 euro.

Non sono tanti.
Sono tantissimi se si pensa che solo un paio di anni fa il bilancio d’esercizio chiudeva con una perdita pari a 205.610,00 euro e che ovviamente ha comportato un pregiudizio per la gestione 2011.

Negli ultimi mesi l’azienda ha cercato di recuperare i compensi impropriamente percepiti dagli amministratori nel periodo giugno-dicembre 2010 per una cifra poco inferiore ai 60.000,00 euro.
Dico che ha cercato perché non ci è completamente riuscita, non con tutti almeno.

Nella triste vicenda degli emolumenti impropriamente pagati agli amministratori di 3SG nell’ultimo anno, per la cifra non irrisoria di 75.000 euro, ci sono almeno due considerazioni oggettive.
La prima è che  al di là di ogni ragionevole dubbio è ora lampante che l’ex vicesindaco, allontanato dalla giunta e messo a presiedere la Camelot con la dipartita di Mucci verso Sondrio, non avesse alcuna competenza per quel ruolo. E le sue affermazioni che escludono il rimborso di quanto ricevuto, senza neanche volersi domandare se la legge gli da ragione o torto, mostra altresì quali erano le vere mire: lo stipendio e nulla più.
Altro che occuparsi di un’azienda che da servizi così importanti per tante persone, altro che fare del proprio meglio per migliorare le prestazioni.
Solo soldi guadagnati non per meriti ma per appartenenza politica. D’altra parte le sue dimissioni a pochi mesi dalla nomina per partecipare alle elezioni già lo avevano smascherato.
La seconda considerazione non può non riguardare gli ultimi direttori generali succedutisi nell’ultimo anno. Anche ammettendo l’incertezza normativa iniziale, un comportamento di tutela per non esporre l’azienda non solo a dovere chiedere i rimborsi ma anche a possibili ricorsi della Corte dei Conti e a responsabilità erariali, era il minimo necessario.

Oggi in mezzo a bilanci discutibili e spaventosamente in rosso quello della Camelot da certo più fiducia e voglia di continuare questo lavoro.
Le aziende pubbliche possono essere gestite diversamente da come lo sono state in passato.
E’ necessario garantire la funzionalità di un bene collettivo, assicurando qualità e servizio, assicurando anche il contenimento dei costi e degli sprechi, cercando un pareggio di bilancio o addirittura qualche utile da reinvestire per la città e per i cittadini.

mercoledì 30 maggio 2012

PARTECIPARE NEI QUARTIERI !


Il primo appuntamento è fissato per il 31 maggio, ore 21.00, a Villa Delfina, in via Donatello. Scopo dell’incontro, aggiornare i cittadini crennesi, e in particolare i residenti nella zona della Boschina, sul progetto per la realizzazione di una pista ciclopedonale collegato a un Piano Integrato d’Intervento. L’assemblea fa seguito a quella dello scorso ottobre, in cui l’Amministrazione comunale illustrò i dettagli dell’iniziativa e raccolse proposte e idee degli abitanti del rione per apportare modifiche al disegno originario. Parteciperanno alla serata il sindaco, Edoardo Guenzani, il vicesindaco e assessore alla Programmazione Territoriale, Angelo Senaldi, e l’assessora alla Partecipazione Democratica, Cinzia Colombo.
«Quello di giovedì prossimo – commenta quest’ultima – vuole essere l’inizio di un percorso che porti l’Amministrazione in tutti i rioni della città. Attraverso l’ascolto di proposte e indicazioni provenienti dai gallaratesi da una parte, il riscontro offerto da sindaco e assessori dall’altra, con tanto di spiegazione su quanto può o non può essere realizzato, si intende dare il via a una vera e propria cittadinanza attiva. Non solo raccogliendo le segnalazioni provenienti da quartieri e rioni, ma anche studiando la possibilità di offrire spazi per incontri fra cittadini, per costituire laboratori di idee. Magari tenendo presenti anche iniziative che stanno crescendo, come quella dell’Associazione Buon Vicinato».
Per suscitare l’interesse dei gallaratesi, gli incontri potranno prendere spunto da argomenti di particolare interesse per un singolo rione. Da lì, la possibilità di ampliare il raggio del confronto e della discussione. Il secondo appuntamento è in programma a Sciarè nel mese di giugno. Primo punto all’ordine del giorno, la presentazione della Zona a Rilevanza Urbanistica, la cui costituzione consentirà, in stalli delimitati da strisce gialle, la sosta gratuita e senza limiti di orario ai residenti della zona.

MICHELE SERRA:


La sola cosa buona dei terremoti è che ci costringono, sia pure brutalmente, a rivivere il vincolo profondo che abbiamo con il nostro paese, i suoi posti, la sua geografia, la sua storia, le sue persone. Appena avvertita la scossa, se non si è tra gli sventurati che se la sono vista sbocciare proprio sotto i piedi, e capiamo di essere solo ai bordi di uno squasso tremendo e lontano, subito si cerca di sapere dov'è quel lontano.

E quanto è lontano, e chi sono, di quel lontano, gli abitanti sbalzati dalle loro vite. Si misurano mentalmente le pianure o le montagne che ci separano dal sisma. Prima ancora che computer e tivù comincino a sciorinare, in pochi minuti, le prime immagini, le macerie, i dettagli, i volti spaventati, la nostra memoria comincia a tracciare una mappa sfocata, eppure palpitante, di persone, di piazze, di strade, di case. Una mappa che è al tempo stesso personale (ognuno ha la sua) e oggettiva, perché è dall'intreccio fitto delle relazioni, dei viaggi, delle piccole socialità che nasce l'immagine di un posto, di un popolo, di una società.

Leggo sul video Cavezzo e subito rivedo un casolare illuminato in mezzo ai campi in una notte piena di lucciole, ci abitava e forse ci abita ancora un mio amico autotrasportatore, Maurizio, non lo sento da una vita, cerco il suo numero sul web, lo trovo, lo faccio ma un disco risponde che il numero è sconnesso.

A Finale Emilia viveva, e forse vive ancora, la Elia, la magnifica badante che accompagnò mia nonna 

alla sua fine. Era nata in montagna, nell'Appennino modenese, faceva la pastora e governava le pecore, scendere nella pianura ricca a fare l'infermiera era stato per lei, come per tanti italiani nella seconda metà del Novecento, l'addio alla povertà, l'approdo alla sicurezza: ma ancora raccontava con gli occhi lucidi di felicità di quando da ragazzina cavalcava a pelo, galoppando sui pascoli alti. Molti degli odierni italiani di pianura hanno radici in montagna. L'Appennino ha scaricato a valle, lungo tutta l'Emilia, un popolo intero di operai e di impiegati. La sua popolazione, dal dopoguerra a oggi, è decimata: dove vivevano in cento oggi vivono in dieci, come nelle Alpi di Nuto Revelli.

Andai a trovarla a Finale, tanti anni fa, per il funerale di suo figlio, era estate e l'afa stordiva. Le donne camminavano davanti e gli uomini dietro, si sa che i maschi hanno meno dimestichezza con la morte. Non c'erano ancora i navigatori e arrivai in ritardo, in quei posti è molto facile perdersi, le strade sono un reticolo che inganna, è un pezzo di pianura padana aperto, arioso, disseminato di paesi e cittadine, ma non ci sono città grandi a fare a punto di riferimento (anche questo, penso, ha contributo a limitare il numero delle vittime). Se sei un forestiero e l'aria non è limpida, e non vedi l'Appennino che segna il Sud e - più lontano - le Alpi che indicano il Nord, ti disorienti, non sai più dove stai andando. Forse da nessun'altra parte la Pianura Padana appare altrettanto vasta e composita, non si è lontani da Modena, da Bologna, da Mantova, da Ferrara, ma neppure si è vicini. Anche per questo ogni paese ha forte identità: non è periferia di niente e di nessuno. Uno di Finale Emilia è proprio di Finale Emilia, uno di Crevalcore proprio di Crevalcore.
Crevalcore è bellissima, è uno di quei posti italiani dei quali non si parla mai, una delle tante pietre preziose che ignoriamo di possedere. La struttura è del tredicesimo secolo, pianta quadrata, città fortificata. Ci andai molto tempo fa per un dibattito, cose di comunisti emiliani, ex braccianti e operai che ora facevano il deputato o il sindaco e discutevano di piani regolatori ma anche del raccolto di fagiolini, facce comunque contadine con la cravatta allentata, seguì vino rosso con grassa cucina modenese perché Crevalcore è ancora in provincia di Bologna, l'ultimo lembo a nord-ovest, ma è a un passo da Modena, e dunque tigelle con lardo e aglio.


Non riesco a ritrovare, di quei posti, un solo ricordo che non sia amichevole, socievole, conviviale. Non è vero che è la natura contadina, ci sono anche contadini diffidenti e depressi. È piuttosto l'equilibrio fortunato, e raro, tra benessere individuale e vincoli sociali, sono paesi di volontari di ambulanza e di guidatori di fuoriserie, di bagordi in discoteca e di assistenza agli anziani.
La parola "lavoro", da quelle parti, è diventata una specie di unità di misura generale: li avrete sentiti anche voi, gli anziani, dire ai microfoni dei tigì "mai visto un lavoro del genere", il lavoro cattivo del terremoto. Come fosse animato da uno scientifico malanimo contro il luogo, ha colpito soprattutto i capannoni industriali, le chiese e i municipi. E quei portici, quei fantastici luoghi di mezzo tra aperto e chiuso, con le botteghe e i caffé, che sfregio vederli offesi, ingombri di macerie e sporchi di polvere. Sono stati colpiti, come in un bombardamento scellerato, tutti i luoghi dell'identità e della socialità. La fabbrica e la piazza, che nell'Emilia rossa sono quanto resta (molto) di un modello economico che ha prodotto meno danni che altrove. Vorticoso come in tutto il Nord, con qualche offesa all'ambiente come in tutto il Nord, con qualche malessere (le droghe, lo smarrimento, la noia) come in tutto il Nord, ma con una sua solidità, un suo equilibrio, una ripartizione intelligente tra industria e agricoltura, tra acciaio e campi.

A proposito, chissà se ha subito danni lo splendido museo Maserati che uno dei fratelli Panini ha eretto a Modena all'interno della sua azienda agricola. Lamiere lucenti in mezzo alle forme di parmigiano biologico (come quelle che la televisione mostra collassate, e sono un muro portante anche loro) e l'odore del letame che lega tutto, fa nascere tutto. I muggiti delle mucche, in mancanza di meglio, per simulare il rombo del motore. Per quanto il terremoto abbia fatto "un lavoro mai visto", il lavoro di quei padani di buon umore (quelli di cattivo umore, si è poi visto, sono stati una novità perdente) rimetterà le cose a posto, prima o poi. Quando tutto sarà finito, i morti sepolti, i muri riparati, e i visitatori non saranno più di intralcio ai soccorsi, andate a Crevalcore, e ditemi se non è bella.

sabato 26 maggio 2012

IL CEMENTO GALLARATESE

Si è concluso ieri il primo grado del processo Lo.li.ta a carico dell’ex dirigente dell’urbanistica gallaratese Gigi Bossi, di Federica Motta e Riccardo Papa. Per tutti la condanna per corruzione, con l’aggiunta per Bossi del reato di abuso d’ufficio e per Riccardo Papa di peculato (avendo addebitato all’ordine degli architetti l’acquisto in una gioielleria gallaratese).
Una sentenza che, insieme a quella del febbraio scorso che condannò per estorsione Nino Cainiello e Piermichele Miano (in relazione alla costruzione nell’area ex-Maino, dove è sorta l’Esselunga), mette in luce il legame fra cemento e questione morale.
Lo dicevamo da tempo. E purtroppo a ragione. Stante ovviamente la possibilità per tutti i condannati di ricorrere in appello. Lo dicevamo più di recente, in occasione della frettolosa e tutt’altro che trasparente approvazione del PGT nell’alba della giunta di centrodestra. Dicevamo che non solo di cemento trattava il Consiglio comunale sul PGT. In gioco era anche la questione morale.
Lo dicevamo nell’agosto del 2010 quando con l’abbattimento di Casa Calcaterra di via Roma, l’impresa Bonicalzi fece un comunicato durissimo in cui affermava di non avere mai pagato tangenti, lasciando intendere che questa non era pratica comune nella nostra città.

Lo dicevamo da anni, sottolineando come l’eccessivo proliferare di gru in ogni angolo della città, mentre aumentavano gli immobili invenduti e sfitti, doveva fare riflettere. Certo non sapevamo quanto il processo ha fatto emergere in questi anni. Lo avessimo saputo, ne avremmo subito informato la Procura. Ma pure denunciavamo come il consiglio comunale era tenuto spesso all’oscuro di decisioni riguardanti l’urbanistica.
Per questo non ci stiamo nell’essere paragonati a chi, nella maggioranza, nulla vedette, sentì, criticò. Perché in quel giorno del 26 maggio 2008 in cui vennero eseguiti gli arresti, c’era chi dava la propria solidarietà all’ex dirigente e chi invece, dall’opposizione, chiedeva trasparenza. L’avevamo chiesta prima e abbiamo continuato a farlo. Lo facciamo anche ora. Solo che ora, insieme a tutta la maggioranza, la trasparenza la garantiamo.

Sinistra Ecologia Libertà, Gallarate.