lunedì 6 febbraio 2012

SFIGATI, MONOTONI E ANCHE PRECARI..


Voglio esprimere la mia solidarietà verso i miei coetanei sfigati, monotoni e precari.

Forse il governo Monti non si è accorto che viviamo in una società nella quale alla globalizzazione dell’insicurezza si aggiunge un senso di precarietà drammatico nella generazione che dovrebbe essere il motore della crescita, quella dei trentenni, che terminati gli studi piombano in forme di lavoro precario privo di garanzie per il futuro e si trovano quindi a vivere in una situazione di assoluta incertezza.
Con due battute sono riusciti a dimostrare quanto ormai sia profondo il distacco non tanto tra il ceto politico e il Paese reale, ma tra l’intera classe dirigente italiana, di cui questo governo è espressione diretta ed omogenea, e il popolo che dovrebbero guidare.

Le azzardate e sguaiate uscite del Presidente del Consiglio e del Sottosegretario Martone si collocano in un Paese che ha appena festeggiato il record negativo di disoccupazione giovanile pari al 31% con tre milioni stabili di disoccupati e un tasso di occupazione sulla popolazione attiva che è scivolato al 56% (vuol dire che 22 milioni di italiani lavorano anche per mantenere 40 milioni di italiani inattivi).
Sarebbe rischioso se  passasse l’idea che solo alla politica si chiede responsabilità di gesti e di verbi, mentre ai governi tecnici si offre indulgenza piena ogni volta che aprono bocca.
Tutto questo sommato alla conclamata intenzione di mettere mano all’art.18, sapendo che eliminandolo non si andrebbe a creare nemmeno un nuovo posto di lavoro e non aumenterebbero neppure di un euro i profitti, per i troppi che solo quella logica conoscono e rispettano.
L’obiettivo è apertamente dichiarato: abbattere la separazione tra lavoro stabile e precario, uniformando tutto al secondo modello.

Gli unici che possono determinare un cambiamento siamo noi giovani, veri e presunti. Ventenni, trentenni e quarantenni, che un lavoro non ce l’abbiamo e se ce l’abbiamo è precario insieme alle lavoratrici e ai lavoratori che rischiano di non averlo più.
In questo senso la manifestazione della Fiom, prevista per l’ 11 febbraio ma poi rimandata per il maltempo, diventa una tappa fondamentale della messa in discussione di un modello che non risolve i problemi e annulla i diritti.



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